I vip e l’induismo: moda o aiuto?

È curioso scoprire come alcuni dei vip più famosi dei “nostri tempi” (ovvero non gli youtuber o gli influencer, ma i vip “come una volta”) siano inaspettatamente induisti. È il caso per esempio di Giulia Roberts, fulminata “sulla via di Damasco” (anche se forse è meglio dire Bali) durante le riprese del film “Mangia, prega, ama”, che ha segnato la sua conversione all’induismo. Ma come lei anche altri vip, tra i quali Orlando Bloom, Richard Gere o gli italianissimi Sabina Guzzanti o il caro vecchio Roberto Baggio.

Ma è dunque una moda o un possibile aiuto?

Per rispondere ci rifacciamo a quanto espresso da Wladimiro Guadagno, ovvero in arte Vladimir Luxuria, che in un’intervista a Oggi racconta il suo passaggio da fedele cattolico quando era giovane, tanto da fare il chierichetto a Foggia, alla crisi di identità, al passaggio attraverso alcol e droghe fino all’accettazione di ciò che è oggi, senza tra l’altro passare per le operazioni chirurgiche. E la sua spiritualità si è riaccasata nel buddismo, affascinandosi all’immagine del loto che rinasce dalle acque torbide.

Ma l’Unione induista italiana mette in guarda dagli stereotipi che avvolgono ancora la religione indù, ridotta spesso a meri stereotipi e semplificazioni, quando non a vere e proprie false credenze. Proprio per fare chiarezza su questa visione della vita Andrea Berton ha scritto il libro “Introduzione all’induismo”, in cui mette a disposizione di tutti le conoscenze di base per introdurre un argomento quantomai vasto e interessante, anche nell’ottica dell’integrazione interreligiosa in Italia.

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Come si vive, e si supera, l’anoressia?

Che cosa si prova durante questa malattia? Ce lo spiega con grande coraggio Silvia, che ha trovato la determinazione per raccontare dall’interno i sentimenti, le scelte e la volontà di chi ci è passato.

L’anoressia non c’entra granché con il dimagrire, ma ha più a che fare con il desiderio di sparire dal mondo. E non è facile superare questa visione, questo modo di “vivere”. Silvia ce l’ha fatta, e ci permette di comprendere realmente il punto di vista delle persone che soffrono di questa malattia. Ci accompagna nei suoi dubbi, nella sua rabbia, ma anche nella sua rinascita, per tornare a vedere il mondo come un’opportunità da cogliere, e non solo una gabbia da cui fuggire.

Un libro diretto, potente, che sa coinvolgere il lettore per fargli comprendere il vissuto di chi ha lottato, di chi come Silvia ha sofferto e ora guarda al futuro con speranza.

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https://www.pandaedizioni.it/catalogo/narrativa-dal-2019/c-era-una-volta-la-mia-lotta-contro-l-anoressia/

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Che cosa possiamo fare per migliorare il mondo? – Panda per il sociale

Ma questo mondo qua… cosa possiamo fare, di concreto, per migliorarlo?

Come lasciare ai nostri figli un posto leggermente migliore di quello che abbiamo trovato al nostro arrivo?
Queste domande partono da una discussione in famiglia, ma sono temi che possono interessare noi tutti, e che ci riguardano da vicino. Spesso ci sentiamo impotenti di fronte ai massimi sistemi, ai poteri oscuri che ci opprimono, costringendoci a subire tecnologie, spie informatiche, tracciamenti o manipolazioni del pensiero di massa. Ma dunque, dove sta la nostra libertà di agire, pensare, migliorare questa grande palla di roccia?
Prendo spunto da un servizio sentito alla radio ieri (ma che non trovo, c’è solo quello al servizio in televisione a questo link), poi ho approfondito e svilupperò il discorso in modo più ampio.

Nel 1992 Milena Pallamin, appena laureata, veniva falciata sulle strisce. Qualche anno dopo, ricevuto un indennizzo dal processo, suo padre Severino con mamma Nives e il fratello Nico decidono di onorarne la memoria impiegando quella somma per fare del bene. Individuarono una zona del Senegal che aveva particolarmente bisogno e lì partirono, nel 2001, con l’associazione Pallamin Milena Onlus (qui trovate il sito e qui la pagina Facebook). Severino aveva un’impresa edile, e con la sua esperienza ha aiutato la popolazione a crescere in capacità e lavoro. Dopo 19 anni, sono stati realizzati una sala polivalente, un acquedotto, un centro scolastico con 8 aule e un’infermeria e il restauro di una chiesa. La vita di quel villaggio è radicalmente cambiata, e ancora cambierà.

Ovvero facciamo un riassunto: cosa poteva fare Severino? Prendere e partire, e aiutare chi era nel bisogno, migliorando con le sue competenze e il suo impegno la vita di altri. Molti altri.

E questo vale non solo per Severino e la sua famiglia, ma per moltissimi altri. Mi vengono in mente le esperienze di Gianpaola, per esempio, che con il suo impegno per l’Africa in Kenia sta facendo una cosa molto simile a quella di Severino attraverso l’associazione Kukua Pamoja e ha descritto l’attività nel suo libro “Il cuore della mia Africa”. Sempre Gianpaola con il libro precedente “L’Amore che resta” aveva avuto modo di collaborare con la De Leo Fund onlus che si occupa del sostegno alle persone che hanno subito una perdita traumatica. Mi è poi venuto in mente Andrea Berton, che con la Mummy & Daddy onlus aiuta a distanza (ma non solo) un orfanotrofio in India.

Oppure l’attività di volontariato e missione dei donatori di sangue AFDVS – Anzù Celarda Villapaiera, che permette di intervenire in molti Stati poveri del mondo. Oppure la pregevole e benedetta iniziativa dell’OPSA (Opera della Provvidenza di Sant’Antonio), che si occupa dell’assistenza delle persone gravemente disabili (andateci, è una visita che vi può cambiare la vita, ed è a Sarmeola di Rubano). O ancora l’attività della Città della Speranza, che è in prima linea nella ricerca di oncologia pediatrica e permette di ricevere diagnosi e protocolli in tempi brevissimi per i piccoli malati che lo richiedono (c’è una storia bellissima alle spalle). O anche l’attività del Progetto Luciano, promossa da Graziano Turrini, che permette l’aiuto di molte attività nicaraguensi. O per stare più vicini, l’attività impegnativa ma pregevole dell’Associazione Annalisa Durante, che ha aperto una biblioteca per portare avanti la memoria di Annalisa Durante, vittima innocente alla sola età di 14 anni, in uno scontro a fuoco tra bande rivali nel rione di Forcella a Napoli. O se vogliamo restare più vicini, chiedete al vostro parroco…

Tutte queste realtà non hanno bisogno solo di soldi, ma anche di libri, di sostegno, delle nostre capacità: potremmo pulire i pavimenti, per dire, o mettere a disposizione le nostre conoscenze – informatiche, social, marketing – o un po’ del nostro tempo, o anche solo far conoscere queste realtà alla nostra cerchia di familiari o amici. Se noi non possiamo, magari qualcuno di loro può o vuole dare una mano, ma non sa da dove partire…

Queste sono le cose che mi sono venute alla mente, ma sono sicuro che ce ne sono molte altre, che vale la pena approfondire, conoscere, sostenere, non esclusivamente partendo per altri continenti (cosa che in questo periodo tra l’altro è sconsigliabile). Ma nel nostro piccolo, ognuno di noi può fare qualcosa, per chi non ha. Anche in questo periodo difficile, che per altri può diventare ancora più difficile.

Sitografia:

https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2020/06/ven-Veneto-Senegal-Severino-Pallamin-volontariato-Africa-3aa0013f-926e-4298-9b19-172d71b85e57.html

http://www.onluspallamin.org/index.html

https://www.facebook.com/InLovingMemoryofMilena/

https://www.facebook.com/harambee.kukuapamoja

https://www.deleofund.org/

Anzù Celarda Villapaiera

http://www.progettoluciano.org/index.html

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Quanti sono gli induisti in Italia?

tempio-2-1 Come vive, e si integra, la loro religione con il nostro Paese? Ce ne parlano l’Eurispes e la vicepresidente dell’Unione Induista Italiana, Svamini Hamsananda Giri, in questo illuminante articolo in merito a una realtà non molto conosciuta, ma ben presente e viva in mezzo a noi. 😉
Con Andrea Berton.
[continua sul blog]
#pandaedizioni #induismo #andreaberton #religione #libri #ebook #eurispes #uii

https://www.pandaedizioni.it/2020/05/28/quanti-sono-gli-induisti-in-italia/

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Che ne direste di un po’ di pensieri positivi? ;-)

Introduzione all'induismoÈ quanto contenuto in questo divertente libro di Andrea Berton, giornalista dell’alto trevigiano che ci racconta la sua scoperta dell’induismo. Tutto parte da una cena in un ristorante indiano, dove inizia un accattivante sequenza di rivelazioni che lo portano sia a capire il pensiero e la religione indù, sia a legarsi con un’associazione che si occupa dei bambini di un orfanotrofio in India. Andrea sa descrivere i miti, le credenze e gli stili di vita indiani con toni divulgativi e accessibili a tutti, divertendoci e facendosi testimone di come sia possibile e arricchente conoscere, accettare e rispettare culture così distanti ma anche così profondamente umane, tanto da portarlo poi, nel dicembre scorso, a un viaggio sui luoghi della tradizione, facendosi portatore di solidarietà e speranza.

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https://www.pandaedizioni.it/catalogo/saggistica/introduzione-all-induismo/

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Le iniziative di Panda Edizioni per l’emergenza Coronavirus

Peder-severin-kroyer-marie-en-el-jardin-readingPanda ama chi legge, e allora ci siamo chiesti: cosa possiamo fare per i nostri affezionati lettori? Ci sono venute in mente queste cose, che speriamo possano piacervi. 😉

Omaggi, sconti e #ilraccontodelle16

Omaggi: a tutti gli iscritti alla nostra newsletter invieremo in omaggio e senza alcun impegno un ebook in pdf ogni due settimane, per passare virtualmente insieme del buon tempo per leggere.

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#ilraccontodelle16: ogni giorno lavorativo, a partire da oggi 16 marzo, alle ore 16 saremo in diretta dalla nostra pagina Facebook per leggere “live” un racconto tratto da una delle nostre raccolte di racconti, che sono diverse.

Questo per tenere compagnia ai nostri affezionati lettori e lettrici e condividere il piacere di leggere insieme.

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L’amore per donne, uomini e i loro animali

StorieAmorRandagioGCome vi sentireste se, tornando a casa, non trovaste più il vostro cane? Pensate allora come si è dovuta sentire Francesca quando, tornata al Rifugio per cani che gestisce, lo ha trovato completamente deserto… e pensate anche a Tommy, un ragazzino che dopo un incidente ha perso il suo cane, Kyra – che lo ha salvato sacrificandosi per lui, e l’uso delle gambe. Avrebbe voluto superare la sua dolorosa depressione con l’aiuto di un nuovo amico peloso, ma il destino ha voluto che proprio quella mattina trovassero le gabbie vuote. Sarà Jonathan, il senzatetto che abita al primo piano – abbandonato – dello stabile, ad aiutare a risolvere la questione della scomparsa, indagando e spendendosi in prima persona per la felicità dei suoi nuovi amici. E anche Francesca vedrà la sua vita, pratica e sentimentale, sconvolta positivamente, con un finale del tutto inaspettato.

Questa la storia che Graziano Turrini ha scritto nel suo quarto libro, confermando le sue abilità di scrittore e affermando il suo amore per i cani, che condivide con moltissimi di noi.

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Il Coronavirus Uccide Anche La Cultura?

L’emergenza sanitaria che coinvolge attualmente l’Italia ha letteralmente bloccato il Paese. Il timore di venire contagiati ha fatto sì che tutta l’attenzione mediatica venisse veicolata in un unico punto: il virus, i malati (e ahinoi le vittime), le scorte di mascherine, disinfettanti, e cibo. Le autorità pubbliche hanno poi disposto la quarantena obbligatoria per alcune zone del lodigiano e del padovano, con controlli di accesso e blocchi stradali, e la quarantena ospedaliera o domiciliare per chi è stato contagiato fuori dalle zone rosse. Si cominciano a vedere casi al di fuori dei focolai iniziali, e allo stesso tempo anche i primi guariti, dando speranza a tutti e riportando coi piedi per terra le persone di buon senso: si guarisce, si può guarire. Non è la peste nera.

 

Ma ci sono dei forti contraccolpi economici, sia per le aziende (c’è chi ha già perso 200.000€) sia per interi settori, tra cui spicca quello culturale.

 

Eh sì, perché nelle ordinanze regionali di Veneto, Lombardia, Piemonte (e altre che non stiamo a elencare) oltre alla chiusura delle scuole è prevista anche la chiusura di ogni ritrovo pubblico e di ogni evento culturale.

 

Questo, per gli operatori del settore, ha comportato la chiusura di mostre, fiere del libro, presentazioni di libri, concorsi letterari (ne sappiamo qualcosa con il Premio Giorgione Prunola 2020) e sostanzialmente l’azzeramento dell’attività promozionale del campo librario. Contiamo anche il fatto che la psicosi collettiva ha azzerato o quasi la fiducia dei consumatori, la propensione alla spesa e la serenità dell’acquisto, comportando gravi danni economici a tutti i settori, in particolar modo a quello del turismo, che ricordiamo valere con l’indotto circa il 10% del PIL italiano. (Fonte: Bancaditalia)

 

L’azzeramento delle attività culturali ha spronato diverse aziende e ritrovi a coalizzarsi, unire le forze per chiedere alle proprie Regioni di limitare l’incidenza delle chiusure, per riaprire i luoghi culturali e ridare ossigeno ad attività che in quanto settoriali fanno fatica anche solo a sopravvivere. Questo è successo sia per la prima Regione per numero di contagiati, la Lombardia, che per il Piemonte.

 

E il Veneto, seconda Regione d’Italia per numero di contagiati?
Il Veneto segue apparentemente la logica del servo buono e fedele, che attende che il Capo decida. Nulla di nuovo dunque sotto il sole, sia per quanto riguarda il virus, che per quanto riguarda la docile indole regionale.

 

Chiediamo anche noi che il Veneto faccia ripartire l’economia della cultura, perché senza di essa il popolo è cieco. E speriamo che non sia troppo tardi, cari signori, sia per l’economia sia per la cultura.

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Editoria italiana: il 2020 l’anno del risveglio?

E sarebbe anche ora, si dirà, dato che è dal 2010 che il mercato “è in crisi” (ma questo è sempre un grande mantra dei commercianti che non capiscono le dinamiche).

Due le notizie positive: la prima è che sta per essere approvata in via definitiva la nuova legge sul libro. Notizia che, manco a dirlo, divide gli editori. Neanche fossero una componente politica… I grandi editori (che fanno capo ad AIE, ma non solo, dato che siamo iscritti anche noi) dicono che la legge contrarrà di fatto la capacità di acquisto delle famiglie. I piccoli editori (che fanno capo ad ADEI, gli editori “indipendenti”) sostengono invece che questa legge difenderà loro, in primis, e i librai. Chi avrà ragione? Solo il mercato lo dirà, e saprà farsi sentire bene.

La seconda riguarda proprio il mercato: sembrerebbe che sia in salute, dato che i dati resi noti nei giorni scorsi danno il mercato in crescita sia per copie vendute che per valore assoluto. Tutto oro quel che luccica? Non proprio: il tasso di lettura rimane comunque uno dei più bassi in Europa, e inoltre ci stiamo dimenticando un grande attore: il self publishing, che ormai vale circa la metà dei titoli pubblicati (quando si dice che gli editori pubblicano troppo viene da replicare diversamente… d’altra parte stanno diventando sempre meno importanti).

D’altra parte, è anche vero che autopubblicarsi significa senza dubbio guadagnare meno: secondo una statistica americana (seria), non solo i guadagni degli autori sono in caduta libera (meno 50% negli ultimi sette anni), ma gli introiti per gli autopubblicati sono comunque inferiori del 58% rispetto agli autori pubblicati con editoria tradizionale. E per chi sostiene che 6000$ all’anno siano pochi, vi ricordo che il mercato americano vale circa 9 volte quello italiano… fatevi un po’ di conti.

Una notizia invece negativa: ci ha colpito quanto successo a Milano pochi giorni fa. Una scuola materna ha sostenuto di non riuscire più a gestire la biblioteca interna, e cos’ha fatto? Ha buttato i libri per strada… che pessimo messaggio per i propri alunni, e per la città. Fortunatamente gli anticorpi culturali dei cittadini hanno reagito a questo scempio, e si è attivata una rete spontanea di raccolta e recupero. Però che cosa vergognosa,gettare i libri come fossero spazzatura…

 

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I Templari: alla scoperta del mito

TemplariI Templari, fin dalla loro comparsa, hanno sempre suscitato rispetto e timore. Ma il loro scioglimento, e soprattutto il loro tesoro (vero motivo della loro ignominiosa fine) hanno alimentato nei secoli il mito. Nati come monaci cavalieri per la difesa del Tempio, avevano un’organizzazione interna rigorosa, ma hanno sviluppato notevoli innovazioni logistiche, agroalimentari e bancarie, tanto da essere tra i primi fondatori di molte istituzioni arrivate fino ai giorni nostri.
Floreana Nativo, grazie ai suoi studi storici e simbologici, analizza e illustra la loro storia nel suo modo di scrivere piacevole e circostanziato, spiega i meandri della loro cultura e delle leggende che tuttora li circondano, rendendo i templari un qualcosa di chiaro e comprensibile. Numerose poi sono le foto che arricchiscono la narrazione e la rendono immediata e ancor più piacevole. La foto di copertina poi è dell’illustratrice Barbara Picotti.

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