Gli errori più comuni nei manoscritti, e alcuni suggerimenti di Panda Edizioni

Vogliamo oggi affrontare lo spinoso tema degli errori più comuni che riscontriamo nei manoscritti dei nostri autori, e ciò sia come strumento utile affinché gli autori stessi comprendano il motivo di molte correzioni sia come suggerimenti per gli aspiranti scrittori in generale.

Alcune indicazioni infine sono utili solo per chi pubblica – o pubblicherà – per Panda Edizioni, in quanto ogni Casa Editrice possiede il suo Manuale di Redazione (ovvero il manuale con tutte le regole redazionali e di impaginazione specifiche per le proprie collane), pertanto possono variare, e di molto.

Partiamo quindi con la carrellata degli errori più comuni, incominciando da quelli più “sgraditi” in sede redazionale:

1) La consecutio temporum, ovvero la concordanza dei tempi.

https://it.wikipedia.org/wiki/Concordanza_dei_tempiConsecutio

Questa è la vera bestia nera della redazione, e il perché è presto detto. Ci sono manoscritti con un solo “piano temporale”: il protagonista vive il proprio tempo al presente, oppure lo descrive (o lo ricorda) al passato, e così rimane per tutto il manoscritto. Bene: se decidete che il vostro romanzo inizia al passato, tutto il romanzo in questo caso deve rimanere al passato. Non si può arrivare a metà e passare al presente, per poi ritornare al passato e così via. È un errore, ed è grave, perché significa che l’autore non ha nemmeno idea del piano temporale che sta utilizzando, figuriamoci quindi se ha ragionato a fondo sulla caratterizzazione dei personaggi o ancora sulla struttura della trama. Se poi il romanzo, o il saggio, si sviluppa su più piani temporali (il protagonista inizialmente nel presente ricorda il passato oppure “sogna”), allora sì sarà possibile cambiare il tempo di narrazione, ma andranno tenuti ognuno costante nel suo tempo proprio di narrazione.

Perché è odiato? Perché bisogna fare miliardi di correzioni…

2) Le “virgolette».

https://it.wikipedia.org/wiki/Virgolettevirgolette

Lo sappiamo, è scritto sbagliato, ma l’abbiamo fatto apposta, così viene spontaneo correggere: o si usano le virgolette “alte” oppure si utilizzano i cosiddetti «caporali». L’uno o l’altro! Capita infatti che in qualche testo si confondano le cose, usando prima una dicitura e poi cambiando idea, ma le cose diventano difficili quando nei dialoghi per esempio si riportano frasi dette da altre persone (Marco disse: “Sai che ho visto Luca? Mi ha salutato con un «salve», tu hai idea del perché?”) ecc. ecc. Ecco perché è importante scegliere: perché in fase di correzione non potremo usare il “trova e sostituisci”, sennò ci si incasina il testo! 😉

3) Che non si sappia il congiuntivo…

https://it.wikipedia.org/wiki/Congiuntivocongiuntivo

Il congiuntivo ha “la […] funzione basilare […] di indicare un evento soggettivo, irreale, non sicuro, ipotetico o non rilevante. Rispetto all’indicativo che esprime il piano oggettivo della realtà, il congiuntivo sottolinea invece la dimensione soggettiva, individuale”.

Serve davvero che aggiungiamo altro?

4) La “D” eufonica.

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/d-eufonicadeufonica

Sembra spesso che un autore o un aspirante tale senta la necessità di “impreziosire” il proprio testo arricchendolo con “d” eufoniche ad cazzum, ottenendo poi l’effetto opposto, ovvero di risultare pacchiano. Infatti la regola vuole che la “d” vada inserita solo nel caso di incontro tra vocali identiche, tranne nel caso dell’accezione “ad esempio” in cui è accettata comunque.

In sede redazionale tutte le “d” fuori luogo verranno eliminate.

5) “ E’ ” sbagliato. Degli apostrofi.

https://it.wikipedia.org/wiki/ApostrofoApostrophe

Allora: se iniziate una frase con il verbo essere alla terza persona singolare presente, la lettera da digitare è: “ È ”. Se non sapete come digitarla, cercate nelle istruzioni del vostro programma di videoscrittura, dovete impararlo. Questo perché “ E’ ” è un errore. Così come lo è scrivere nei titoli “AUTORITA’ ”; si dovrà scrivere “ AUTORITÀ ”, punto. L’apostrofo indica che c’è stata un’elisione, ovvero una parola ha subìto “la caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale o per la lettera «h».”

E’ ” non ha comportato nessuna elisione, pertanto costituisce un errore.

Nemmeno da nominare le parole scritte come “ pero’ ”, “ parti’ ” e altre schifezze del genere.

6) Perché è diverso da caffè. Degli accenti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Accento_graficoaccento

L’utilizzo corretto dell’accentatura sembra essere ignorato dai più. L’accento è invece fondamentale: è un segno che indica la corretta pronuncia della lettera alla quale è associato (ovvero è un segno diacritico), pertanto la sua giusta apposizione è strettamente dipendente dalla parola di cui fa parte.

Come nel titoletto, “perché” ha un accento acuto, associato alla pronuncia della vocale chiusa.

Caffè”, invece, porta un accento grave, che è associato alla pronuncia della vocale aperta.

Similmente, tra gli errori più comuni troviamo l’incorretta accentatura di poiché, affinché, tè (attenzione: la dicitura the è scorretta, in quanto tipicamente inglese. Andrebbe quindi, come vedremo tra poco, inserita come the, al limite, oppure la dicitura corretta è ) e così via.

Personale attenzione, o per meglio dire “curiosità”, porremmo al vetusto accento circonflesso.

https://it.wikipedia.org/wiki/Circonflessocirconflesso

Ormai sono in pochi a ricordarsi che è utilizzabile, e corretto, anche nella lingua italiana, e precisamente nella casistica di parole plurali che al singolare hanno la terminazione -io (non tonico) preceduta da una singola consonante o, per brevitas, nei casi segnati nella pagina wikipedia.

Due esempi su tutti: odî (plurale di odio), olî (plurale di olio), savî (plurale di savio).

7) “ C’è né ”.ce-ne-grammatica

Abbiamo bisogno di spiegarlo?

8) Non evolvere mai se stesso.

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/accentazione-pronome-stessoSestesso

Seguendo quanto riassunto (è un’annosa questione, lo sappiamo) dall’Accademia della Crusca, la dizione “se stesso” non va accentata, in quanto è chiaro che in questa accezione il termine “se” non è una congiunzione ma un pronome riflessivo in modo inequivocabile. Mentre invece quando si usa il pronome riflessivo isolato “ sé ” l’accento andrà posto, e sarà di tipo acuto.

9) Be’, vabbè.

http://www.accademiadellacrusca.it/en/italian-language/language-consulting/questions-answers/guida-alluso-accenti-apostrofi-nellitaliano

http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_9/interventi/3995.shtml.htmlvabbe

Si potrebbe presumere che il termine “beh”, trovato anche “bhe” (orrore) o “bè”, sia nient’altro che un belato emesso a caso, tanto per riempire l’inizio di una risposta vuota o per prendere tempo.

Non è così. “ Be’ ” deriva dall’elisione di “bene”, pertanto vuole l’apostrofo (vedi sopra). Le frasi senza elisione sarebbero del genere: “Bene, allora che aspettiamo?”, che diventerebbe “Be’, allora che aspettiamo?”

Discorso a parte merita il “ vabbè ”, che risulta dalla fusione di “va bene” in “ va be’ ” e poi vabbè. Non risulta essere corretta “vabbeh”, né scritta in altre forme, anche se su questo vige ancora una certa diatriba.

10) Dai ché è giusto!

Il termine “ché” deriva da “perché”, tramite elisione della parte iniziale.che

Citiamo la pagina della Crusca sull’uso degli accenti e apostrofi:

ché: accentato solo come forma abbreviata di ‘perché’ o, più raramente, di ‘affinché’; mentre è sempre che in tutti gli altri usi, anche in quello sostantivato: non è un gran che, ha un certo non so che; dopo di che vedremo. È diffusa e ammessa la forma con scrizione sintetica granché.”

Vediamo quindi che nelle frasi in cui il termine assume il significato originario di “perché” diventa corretta la forma accentata.

11) Passami la Coca Cola, per favore.

I nomi propri dei prodotti commerciali e dei marchi vogliono la lettera maiuscola. Coca Cola

Il Technicolor, una Panda, il Caterpillar, della Fanta.

12) Parole straniere e dialettismi

http://libreriamo.it/scuola/lingua-italiana/lingua-italiana-le-50-parole-straniere-che-potremmo-benissimo-dire-in-italiano/dialetto

L’abuso di “stranerismi” è indice di un atteggiamento autorale da “io so cosa vuol dire e tu no”, oppure una sorta di comodità semantica, laddove alla ricerca della parola “giusta” da inserire in un testo troviamo più comodo ficcarci la parola sentita in televisione o sullo schermo del computer. (Appunto). Alcune parole, come computer (ah: elaboratore), sono ormai entrate nel vocabolario italiano, ma per la maggior parte di esse esiste un corrispettivo linguistico italiano… che non piace più molto. O non va più di moda. Così si parla di meeting, look, party, show, selfie e via dicendo. Noi ne sconsigliamo l’utilizzo, ma se prorio dovete inserirle, almeno abbiate la correttezza di segnarle in grafia inclinata, come da regola. Similmente per i termini dialettali.

13) Lunghi periodi, e le virgole, per non dire dei puntini di sospensione…

Questo fa parte di quei consigli “soggettivi”, ovvero non dogmatici e assoluti ma puramente di buon senso.

Un periodo di ventiquattro righe fa venire il latte alle ginocchia, e ben pochi riuscirebbero ad arrivare alla fine comprendendone appieno il contenuto. Un consiglio della compianta professoressa delle medie: se è troppo complesso, taglialo. Costruite piuttosto due o tre frasi più brevi. Anche perché, e qui ci ricolleghiamo al titoletto, poi si fa confusione con le virgole. E per il loro corretto utilizzo vi rimandiamo alle numerose regole contenute in questo link:

https://it.wikipedia.org/wiki/VirgolaVirgola

Un ultimo appunto sulla punteggiatura vorremmo dedicarlo ai puntini di sospensione… che devono indicare appunto una sospensione (incidentale o finale), devono essere sempre e solo tre (non dodici) e il cui utilizzo non deve essere abusato, né addirittura esclusivo al posto di tutti gli altri segni di punteggiatura (è capitato anche questo).

14) Hai capito?!??!?

http://pennablu.it/punto-esclamativo-interrogativo/punto esclamativo

I punti multipli al termine di un periodo sono da considerarsi un errore. Va molto in voga utilizzare più punti (esclamativo, di domanda, insieme e miscelati), in quanto l’imbastardimento linguistico derivante dall’utilizzo di programmi di rete sociale (utilizzo spesso esclusivo per quanto riguarda la scrittura) sta portando a una regressione linguistica senza precedenti. Ricordiamo che l’Italia vanta il poco invidiabile primato internazionale dell’analfabetismo di ritorno, che si estrinseca proprio in queste occasioni.

Il punto alla fine di un periodo è uno. Che sia semplice, esclamativo o interrogativo, è uno e basta. (Tranne nel caso dei puntini di sospensione, che in ogni caso sconsigliamo.)

15) Punto dentro o punto fuori?

Ovvero la punteggiatura dei dialoghi. Si entra qui nella parte “riservata a Panda”, ovvero quelle impostazioni di impaginazione tipiche della nostra casa editrice.

Normalmente, da lettori, non ci si accorge minimamente o quasi della differenza tra le diverse impostazioni delle case editrici, che sono notevolmente diverse. Ma a uno sguardo più profondo le differenze saltano agli occhi, e vi invitiamo a farlo seguendo questo link:

http://www.oblique.it/images/formazione/dispense/punteggiatura_dialoghi_scheda.pdfOblique

Vedrete che, a parte il caso maggiore di Einaudi, le differenze ci sono, anche se piccole. L’esempio più lampante è costituito dal punto finale della frase del dialogo: va dentro o fuori? E se nel dialogo c’è una domanda, poi ci va un punto anche all’esterno della virgoletta?

Ogni casa editrice ha la propria impostazione, e Panda Edizioni segue quella Feltrinelli nella stragrande maggioranza dei casi.

16) Ma i pensieri come andranno?, si domandò Chiara.pensiero

I pensieri seguiranno la grafia inclinata, secondo quanto previsto dal manuale di redazione di Panda Edizioni.

Sperando che questo elenco non esaustivo possa essere utile, buona lettura a voi e… buona scrittura!

bastardi

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2 commenti

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2 risposte a “Gli errori più comuni nei manoscritti, e alcuni suggerimenti di Panda Edizioni

  1. Davvero un articolo eccezionale!

    La ‘d’ mi frega ancora adesso!
    Riguardo alla ‘E’ maiuscola accentata non lo sapevo ed l’ho scoperto proprio grazie ad Emanuela Navone, (come mi diverto ad usare le ‘d’ ad cazzum XDXD)
    Complimenti ragazzi!

  2. Ribloggo ben volentieri, se posso

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